*so che mi puoi radiografare col tuo sguardo nucleare*
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venerdì, 18 luglio 2008

[A volte ritorna]

Sono le sei del pomeriggio, e sto scrivendo sulla mia wordeskine mentre Virgin radio passa una canzoncella dal sapore troppo country, e un venticello gradevole mi scompiglia i capelli, e solleva la bandiera della pace sulla parete alle mie spalle.

L’estate è il mio costume nero a fiorellini bianchi, steso fuori ad asciugare. E’ il castiglioni-mariotti che riposa su uno dei ripiani della libreria, in mezzo ai libri di latino, messi finalmente da parte. E’ un tuffo timido nell’acqua fresca di un mare del quale pensi di aver dimenticato il sapore.

Raramente parte due volte di seguito la stessa canzone in un lettore mp3 impostato in modalità random. È come guardare il volo degli uccelli o i fondi di caffè e scoprirci qualcosa, e sentire che c’è qualcosa,di nascosto, di significativo, ma illeggibile.




[Cosa vi siete persi?
Me che cercavo di non perdermi il mondo.]



19
Scappa il tempo e tace la città.
Tace la città, fatta eccezione per alcuni scoppi di grida che non mi so spiegare. Tace, deserta, per noi che sappiamo cosa significa avere le farfalle nella pancia. Tace ed è un silenzio da confidenze, da cuori infranti, come gli innamorati di Brancati nella Catania afosa.

Tace la città per noi, noi in opposizione a loro, loro i calciofili, noi i non calciofili. Rimaniamo ad ammirare lo scheletro deserto di questa città che quando è piena ti piomba addosso e ti fa girare la testa. Ma stasera è un sussurro dolce e tiepido, stasera è calma assoluta.

E il silenzio è uno di quelli che se ti ci metti, le puoi sentire ancora.
Le farfalle.

(è un augurio)


21
[b-side]

Tramonto rosa shocking per giornata insolita, ed è così che inizia la seconda parte, il lato b.
(ogni tramonto è l’alba di un vampiro)

Esplosione solare da buchini nella finestra e cellulare che squilla. Sul monitor delle converse verdi che conosco bene, interrompono il mio sogno in cui desidero davvero che la smettano di calpestarmi i bei ricordi.
Lui dice buongiorno con la voce più assonnata del mondo, io mugolo qualcosa, ed è così che inizia la prima parte, il lato a.


23
Garraffello gremita, bisogna camminare un po’ per mischiarsi per bene alla folla. Bisogna sorridere e guardarsi, mentre balliamo ad arte. Bisogna lasciare che il resto scivoli addosso, via col sudore, e far entrare la notte e la musica.

Prima

Panchina di metallo, dove siamo? Boucherie.
Intervista doppia, birra gentilmente offerta, facciamo il video col cellulare.
Cani e a tratti odore di piscio, cambiamo posto.
Cani ed ex amiche, cani e volti che vedo ogni giorno.
Luce gialla bellissima, e notte e Palermo, città puttana troppo brava a vendersi.

Prima

Omini indecisi si fermano vaneggiando chissà cosa e interrompendo i nostri discorsi vulvoidi con non troppi scrupoli. Nel locale lì vicino balla un tipo bellissimo, da solo, e da fuori sembra che non ci sia neanche la musica.
Se si girano a guardarla, urlo.

Prima

Ballarò, sul palco percussioni interetniche, mentre parlo con l’ElfaTossica del Salento. Ma prima PAH! sulla guancia di CharlieBrown perché dice <<non so se mi piace>> ed è ambigua bilaterale immotivata gelosia.

Prima

Ballarò mentre Dolcino dice che c’è un palco, ma nessuno gli crede. Parlano le mie amichette, ed io un po’ vago, un po’ incontro gente.
Parlano i miei amichetti, e Desi mi chiama <<mon amour>>

Prima

Ballarò, taverna Conti, quella della signora Maria (ma dov’è?) e bere Zibibbo versato da una bottiglia di JD, che sa di mille cose, e che mi fa sentire troppo caldo. E poi con Serij “bomba” nella folla strettissima, prima di incontrare l’Elfa, poco dopo aver salutato CB (che bei capelli! Sono sudaticcia… Che schifo! )

Dopo, dopo dopo.

Camminiamo in 4 per un bel po’, senza renderci conto che stiamo andando nella direzione sbagliata. Torniamo all’inizio, e poi di nuovo alla fine.
Le gambe molli, i pensieri annacquati, la serata finisce in un sorriso, in un cd da riascoltare domani, cercando un ordine al caos delle vene.

Finisce negli occhiali con la montatura nera della mia adorata Desi.


[sbalzi d’amore*]

Ti ho chiamata per farti sentire una cosa.
(mi sembra di sentire un rumore di liquidi in sottofondo)
La tua pipì?
Mh, no Manu.
(ridiamo abbestia)
Questo…
(inizia a suonare. È il mio chitarrista preferito)

 

E adesso?


ci sarebbero mille cose da dire.
a presto :)

postato da purple alle 21:13
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venerdì, 13 giugno 2008

[la febbre al fine settimana]



saranno i miei cattivi amici
sarà quello che non dici
sarà per quello che non dico
sarà per questo che ti maledico
sarà che sono sempre solo
o perchè ho un'altra aspettativa
io che lavoro per la libertà
e in cambio tutta la mia bella età
ma (sonomorto)


è più facile indovinare i bambini che sono stati
che non gli uomini che saranno.

e come spiegarti?
è venerdì. direi solo che è venerdì, ed è come scivolare dentro un imbuto diverso ogni settimana. scivolare dall'orlo del lunedì, verso il buco cieco della domenica. il venerdì è l'inizio della fine.

e mai chiedere scusa. perchè devi capirlo sul momento che stai sbagliando.
ah bè. allora io sono spacciata.

manu sei raffreddata?
dice, e a mezzanotte è il suo cinquantaduesimo compleanno.
mamma ho solo un po' pianto, sai è venerdì.

guardo il calendario, faccio un calcolo dei versi di virgilio che mi restano da tradurre, e quanto c'è di cicerone, e poi il resto, e tu che fai quest'estate, e penso che ho sempre avuto la convinzione di potermene andare, non appena l'avessi voluto, e invece, sapete, è una grande cazzata.  da te stesso non scappi neanche se sei Eddie Merckx.

e penso a Lenders che chissà cosa sta facendo. e penso a Haenzel, e a quelli che se ne vanno, così, che si svegliano fanno lo zaino e via. e il pensiero è così pesante, così invischiato, che non sa nemmeno formulare per intero la fantasia, non sa perdersi, si schianta e basta.

non sei il centro del mio mondo, e non lo sono neanch'io.
sono un frammento tagliente di specchio



buon imbuto. a presto.

postato da purple alle 21:38
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sabato, 07 giugno 2008

[alla cortese attenzione dei miei 4 lettori]


Vi vorrei presentare i White Acid Rainbow , gruppo di Castelbuono nel quale mi sono virtualmente imbattuta qualche tempo fa e del quale ho apprezzato le sonorità, giusto il tempo di accorgermi che mi avevano in un certo senso "citata" nel loro space. Tra lo stupore e la lusinga (lo space è disseminato qui e lì di parole copiaincollate dalla colonnina di destra, e da alcuni vecchi post) ho tentato di lasciare un commento, ma non ero registrata a myspace, allora mi sono registrata, rischiando l'esaurimento, dato che il mio pc odia myspace quasi quanto gli spaces di msn, e ho scritto un messaggio privato al gruppo, perchè non mi andava di lasciare un commento che gli altri potessero leggere. In tono pacato, con un sorriso, ho chiesto spiegazioni, e uno dei tipi mi ha risposto che se mi riferivo alle parole del blog (di secondo interesse, a quanto pare, rispetto ad esempio alle note o alle parole delle canzoni) e che in quel caso avrei dovuto parlare con un altro componente del gruppo. Ho aspettato, credendo che comunque avrebbero fatto qualcosa, tipo ad esempio citarmi, indicando la fonte delle parole incriminate, e invece niente.

Lo sapete, quello che scrivo qui è per tutti, lo potete prendere e portare dove vi pare. Ma proprio per questo mi aspetto che si abbia quantomeno rispetto di quello che è la scrittura, la mia passione e la mia fatica.
Che possa non piacere, che possa essere sottovalutata, sopravvalutata, che faccia oggettivamente schifo, è un altro discorso. Il punto è che il mio tempo libero viene integralmente impiegato in questo. Nella composizione di testi che poi spesso pubblico qui. Non davanti alla tv, non a danza, non a dipingere, a scrivere.

Allora che dire. Invito i miei adorati (4) lettori a visitare lo space dei uait esid reinbou e ad ascoltare la loro musica e a leggere le loro parole. Troverete sorprendente la mia presenza in quel posto. 

postato da purple alle 16:19
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venerdì, 06 giugno 2008

[Being Manju Malkovich]

1

Mattina, sotto un ombrellone arancione, sulla mia terrazza, davanti ad un tavolo di metallo bianco, i libri di latino, i nostri occhi stanchi, le nostre storie strane, il Castglioni-Mariotti, l’acqua e i bicchieri di plastica, la penna, il traduttore di Orazio, tra poco è il suo compleanno, ma non sembra felice.
I compleanni mi rendono triste, soprattutto il mio, ma è normale.

Chiara: Entro a prendermi la giacchetta che ho freddo.
Manju: ok. (si gira, sente un tonfo, si rigira verso la bionda amica)
Chiara col culo per terra: Ma hai passato la cera?

(rido per tre quarti d’ora, lei non smette di dire Ahi mi fa male!)


2

Crollo in un sonno pomeridiano che avevo dimenticato. Nel sogno sto dormendo avvinghiata alla mia gemella cattiva, di sottofondo FatBoySlim, e la sua lingua sulla mia faccia incestuosa. Hai mai leccato uno specchio?
Mi sveglio tre ore dopo con un profondo senso di solitudine e la febbre.


3

Essere John Malkovich prima di cena, mi induce ad aprire una discussione con la Mutter sulla bisessualità.

Manju: Ah ma tipo se una che è bisessuale si innamora di un maschio e di una femmina, cioè come fa.
Mutter: Eh, se li ama entrambi…sono cazzi.
Manju: Si.
Mutter: Sì, ma io non ci credo tanto. Cioè prima o poi prevale una preferenza. O sei eterosessuale o sei omosessuale. Sta cosa della bisessualità mi pare una moda, o anche un periodo in cui uno è confuso, ma prima o poi ti decidi.
Manju: Ma secondo me no, ci sono eterosessuali, omosessuali, e bisessuali.
Mutter: Sì, cioè ma secondo me uno dei due è platonico diciamo. Cioè tu magari provi un’attrazione intellettuale per una donna, ma non sessuale, cosa che invece succede con un uomo. No?
Manju: No io parlo proprio di volere esattamente la stessa cosa da un maschio e da una femmina. Parlo di istinti sessuali.

A questo punto Mutter si alza e apre la finestra. Entra aria gelida da fuori, io ho la pelle d’oca. Lei assume un colorito sempre più rubicondo.
Manju: sto parlando di persone che vogliono fare sesso oggi con un maschio, domani con una femmina.
Mutter:
Manju: …e che trovano appagante l’uno e l’altro…
Mutter:…
Manju: secondo me di base tutti siamo un po’ bisessuali. E’ che poi la formazione, la società, il cattolicesimo…
Mutter: Manu ma con Alessandro tutto bene?



4

Didone si strugge d’amore, e non vorrebbe.
Alle 20.30, vinte dalla stanchezza ci accasciamo sui divani. Parte una lettura delle moleskine passate, Chiara spalanca gli occhi e mi riempie di complimenti. Io le regalo i miei giorni vecchi.
C’è una moleskine che Pentothal non ha letto. Ci sono pagine che parlano di lui, e di un altro, in modi diversi, nello stesso tempo. Ci sono giorni in cui sono schizofrenica e so pensare contemporaneamente su due binari paralleli.

<< raccolgo sacche di dolori non miei chiedendomi se ne valga la pena, di lasciare entrare una variabile indipendente nella propria vita. Sono solo paranoie. (…) lui non sta attento a ciò che scrive, facendomi sospettare una sostanziale mancanza di interesse, che comunque non sarebbe colpa di nessuno. Non dilatiamo troppo le sensazioni o ne perderemo il sapore vero. (…) Ed è stato davvero stupendo e irrinunciabile come un 25 aprile, o è quello di cui ho bisogno di convincermi? Non pensare al resto. (…) Vorrei che il mio amore genovese fosse qui con i suoi brucianti occhi neri e i nostri discorsi da amici. (…) Il secondo bacio è più bello del primo. La seconda volta fa un po’ meno male. Ma alle 22.22 Pentothal c’è sempre, anche col cell spento, anche a Berlino con la luna. La mia incurabile schizofrenia sentimentale. >>

Sono incredibilmente stronza. Sono davvero una gran stronza in questa smania che ho di sviscerarvi i cazzi miei di continuo. Perché non mi tappate la bocca col nastro isolante? Perché non mi legate le mani con del fil di ferro? Perché non mi accecate gli occhi, perché non staccate la spina al mio polveroso computer?


5

Un giorno costruiranno un manjuvalorizzatore con cui carbonizzarmi parole e ricordi. Un giorno ne avrete abbastanza e mi catapulterete fuori dalle vostre esistenze.
Per ora mi godo questi furti continui, il favore enorme che mi fate nel rubarmi pezzetti di cuore, e giornate. Non mi sento sola mai, se un po’ guardate coi miei occhi, se un po’ vivete la mia vita.
(essere manju e torniamo al titolo di questo lunghissimo e inconcludente post)

postato da purple alle 22:21
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martedì, 03 giugno 2008

[17 tir nel cortile]

Mi chiedevo… cioè come descriveresti il sapore?
Direi che è come leccare ferro bagnato.
Ah.
E tu? Cioè che mi dici del…che sapore ha?
Yogurt amaro.



Cuore di piombo, dicono, ed è perché certe cose pesano e schiacciano.
Cuore di piombo tossico, se ti avvicini ti infetti.
Ma è la legge di gravitazione universale, e alla fine ti avvicini, ci cadi sopra come mela sulla terra, ci spalmi su la tua pelle, le tue ossa, premi e schiacci, perché è quello il tuo centro gravitazionale, e viceversa, misuri il peso e la consistenza, abbandoni le difese, chiudi gli occhi.
Cuore di piombo tossico ti ha già infettata, è in te.


Non è una vita da pesci, attutita silenziosa, lenta.
E’ una vita da scimmie, da eccessi.
E’ una vita da specchi rotti e urla. Accettalo, non siamo pesci.
Ma legami i polsi e tienimi. Ma tieni le braccia attorno, stringimi.
Raccogli i cocci e insegnami a riattaccarli per bene.
E non ascoltare i deliri, sciogli la neve.

Quando accarezzo i fiori, faccio nevicare.
cuore di piombo arriva e sa sciogliere la (mia) neve.
cuore di piombo veglia e bada che non varchi il confine
cuore di piombo raggiunge le bambine che si perdono, le prende per mano e le riporta al di qua della linea gialla



la gioia furente negli occhi di piombo
(non dire mai più quelle orribili cose)



[quante siamo?]

Direi che a capo del Super Io c’è Lucy Van Pelt, e a capo delle pulsioni dell’Es c’è Lolita di Nabokov. In mezzo una tossica Marla Singer in cerca di guai si barcamena con le vicende dell’Io.

Freud concorderebbe con me che Lucy Van Pelt ha davvero una vita difficile.


[vite oniriche]

L’assistente di letteratura italiana col piercing nel mio sogno era di una simpatia irresistibile. Andavamo in giro in una specie di luna park sulla sabbia parlando e guardandoci come due al primo appuntamento, quando lui, in camicia a maniche corte nera e gilet verde bottiglia, mi guardava languido dagli occhiali da vista con montatura nera, e prendeva a baciarmi.
(Lolita mugola, Marla Singer spegne la sigaretta e sbarra gli occhi, Lucy Van Pelt dice “tsk” e si allontana indispettita)
Bacio niente male, uno dei migliori baci onirici, che di solito sono assolutamente deludenti, sono lumache morte da leccare, o plastica da masticare. Bacio niente male, e già Lolita apre le gambe, e Lucy urla “sgualdrina!” e nel sogno ha davvero poco potere, ma il senso di colpa prende Marla, che spinge via Lolita e dice “Ho un ragazzo

Il sogno continua nella mia stanza, ed io sono sola con una bambina che usa la parola “pompino” senza sapere cosa significhi, come fosse un sinonimo di “linguacce”, ed io tento di convincerla che non è una parola che le bambine dovrebbero dire, e lei disegna bocche su un foglio bianco con la matita, e vorrei che non pensasse già ai ragazzi e sento che i miei denti stanno per cadere.
Lolita rimane a giocare con la bambina, ascoltano musiche dolci provando a fare la ruota.
Io corro in bagno con le altre due a guardare nello specchio i miei denti bianchissimi e fragili, e piangendo chiedo aiuto a mio padre, che li stacca ridendo di gusto.
Marla inizia a urlare, Lucy è sparita, ma nello specchio i denti sono francobolli che puoi ordinare a tuo piacimento per non lasciare spazi vuoti, e tutto si aggiusta.

Lucy la trovo che litiga con l’assistente in verde, Lolita si trucca pesante e scopre le gambe, io sono Marla e impietrita lo sento sussurrarmi <<quanto tempo hai intenzione di aspettare prima di tradirlo>> e sul pavimento c’è di nuovo la sabbia.

postato da purple alle 12:28
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venerdì, 30 maggio 2008



Dove siete adesso? Dove, adesso che tutto crolla e strepita, scoppia come porte sbattute sul muso? Dove, adesso che tutto lacrima, dove, adesso che ci si aggrappa a pagine e parole dette una vita fa, a lettere d’amore che non pensavi esistessero davvero, dove, adesso che la stanza è vuota, dove.

Solo la sinfonia no 25 di Mozart e lacrime su un viso che nessuno vede mai piangere, solo i violini. Solo i cazzo di violini, e la parte down di una giostra che è il mio umore.

Dove? Dove cazzo siete tutti, quando lui mi tratta male, quando le dico che è una sregolata, e i ruoli si ribaltano, nei disordini generali, nei disordini alimentari, dove siete, in questa musica straziante, nei miei fallimenti, in questo sole che non solleva, in questa afa che non riscalda.

Dove siete, mentre accartocciata su sé stessa, la Musa si aggrappa al cuscino per non mollare, perché altrimenti manda tutto a puttane.

E la voglia di staccare il respiratore c’è, la voglia di andarsene, di smetterla di sopravvivere. Mentre Mozart impazzisce. Lui si che c’è, qui nel casino totale, qui sulla giostra.

E se scende anche lui, muoio.

L’hai mai ascoltata per bene la sinfonia no 25 in G minore? Basso. Bassissimo, tragedia. Crescendo. Alto. Altissimo. Delirio di onnipotenza. Ansia. Discesa. Basso. Bassissimo. Merda.

E’ qui con me, siamo soli io e lui. Sette minuti e quarantanove secondi di profonda, viscerale comprensione, unione, compagnia. Da quanti secoli è morto? Lo sento più vivo di tutti voi che sparite dietro la porta sbattuta sul muso di un mondo del cazzo che oggi non voglio sentire nel senso di feel.


Fanculotutto.

postato da purple alle 12:38
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martedì, 27 maggio 2008

Non che vi siate minimamente preoccupati

 
ma ci tenevo ad informarvi che non sono morta. Solo dedico il mio tempo ad attività ricreative ed impegnative come:

- traduzione di Orazio, e conseguente studio psicologico del mio sadismo sulla povera Chiara

es. Manju: MA COME CAZZO LEGGI STRONZA, GLI ACCENTI LI HAI LASCIATI SU IN SOLAIO?
Chiara: Sì, ma calmina eh.
Manju: Lo faccio per spronarti.

-studio antropologico di alcune mie nuove patologiche sfumature lessicali, dovute all'eccessiva vicinanza con Castiglioni-Mariotti e compagnia bella

es. Chiara: Non le do il tuo numero, sennò chiama sempre a casa tua, ed è la mia fine.
Manju: Si, ma se so che stai COMMETTENDO NEFANDEZZE mica rispondo.
Chiara: ...commettendo nefandezze?
Manju: FORSE CHE è finito il parmigiano per la pasta?
Chiara: Manu smettila.
Manju: DI GRAZIA POTRESTI SMETTERLA DI VANEGGIARE SULLE POSSIBILI CAUSE DI QUESTA SUA LATITANZA IMPREVISTA? sono certa che sia una persona INTEGERRIMA.
Chiara: ...
Manju: Ok, compà, la smetto in un lampo.

-conversazioni telefoniche randomiche con amiche pseudo-napoletane che tentano di insegnarmi dialetti vari tipo

Alice: Ropp Chioppt ha ffatto bell'acqua!
Manju: cloppete cloppete affatto bella qua.
Alice: Si, cloppete cloppete, Furia il cavallo del west.

Alice: Scinn' abbass' che ssì ccampana
Manju: Ah, tipo Cala cala Merlino!
Alice: ...

- diete ferree accompagnate da ister-umorismo di bassa lega

es. Mutter: Ti prendo la pizza?
Manju: Vade retro madre tentatrice.
Mutter: Allora spinaci lessi?
Manju: Perchè non muschi e licheni? AHAHAHAH (risata isterica immotivata, mutter preoccupata)

- telefonate dense di concetti e sentimenti con l'Ing. più o meno sul modello

Manju: Ciao! Cheffaaai? (arrotolando ciocche di capelli con sguardo luccicoso e accomodandosi sul divano-letto-sedia)
Ing: Eh, stavo xxx (scegliere tra mangiando, surfando, studiando, parlando con ... , chattando con... , leggendo, sistemando casa, facendo l'aperitivo, entrando nella doccia, suonando eccetera)
Manju: Ah ok, ci sentiamo dopo? (sperando in realtà che dica di no, e smetta di fare quello che sta facendo per parlare)
Ing: Eh, va bene, ti chiamo io. (sperando che lei non lo chiami per il resto dell'attività di cui sopra.


- notti insonni a scrivere post stupidi su rotten apple, piuttosto che iniziare il mio nuovo racconto lungo, o romanzo breve, dall'emblematico titolo 125.

postato da purple alle 00:02
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sabato, 24 maggio 2008

[eraser]

 



Passaggi
come ombre indistinte
nella coda dell’occhio
quando il sole fa esplodere
le mattine di luglio

sempre precoce, a sorpresa
si apre lo squarcio sul viso:
sorriso

linea che segna parole
già dette, taglio, rottura
freccia puntata sulle tue scelte
ghiaccio si crepa
spugna imbevuta
passa ed è bianca
tabula rasa.

questa mattina non so più niente
siamo soltanto uno scontro di occhi
questo sorriso: licet, si placet
questi due ciechi sarti di ossa
senza uno specchio in cui fissarsi
senza memoria, senza passato
in uno stanco molle cordoglio
che è scivolare e in silenzio sfiorarsi
senza sapere, ego te absolvo.


postato da purple alle 14:39
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venerdì, 16 maggio 2008

HEY HONEY!

stasera io sono questa canzone

è una di quelle sere in cui  "non mi va di uscire" diventa  "non vorrei mai più tornare"

take a walk on the wild side

 

postato da purple alle 22:51
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giovedì, 15 maggio 2008

[Castiglioni-Mariotti(de)]

(nuova rubrica di sputtanamento Manjulae)

Il seguente dialogo è conseguenza diretta del mio ultimo post.
Questo blog inizia a interferire troppo con la mia vita reale.

-Manju ma il matrimonio è un sacramento!
-Chiara, io sono atea, come cazzo te lo devo dire, i sacramenti non sono sacri per me.
-Ma infatti sbagli ad essere atea!
- ...
- Aspetta ma Ale non è ateo... c'è ancora una speranza!
- E' più ateo di me.
- Oh no! ma allora NON VI SPOSERETE MAI!
- Già, non siamo carini?

(vi presento la mia fedele cattocompagna di studi Chiara. Lei si che aggiunge sale ai miei grigi pomeriggi sul Castiglioni-Mariotti)

postato da purple alle 18:35
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martedì, 13 maggio 2008

[Neighbours]



I miei vicini di casa sono un’allegra famigliola formata da tre persone, padre, madre e figlia di qualche anno più grande di me. Quando eravamo piccole, io e la suddetta, giocavamo spesso con le barbie sul pianerottolo, o in balcone se non pioveva. Giocavamo ad altre mille cose, oppure semplicemente parlavamo. La suddetta tentava di impaccarmi balle spaziali facendosi forte di quei quattro annetti in più che la separavano da me, ma che alla fine non la facevano desistere dal chiamarmi ogni volta che aveva tempo libero per giocare a giochi per i quali doveva presumibilmente essere già troppo grande.
Mi ricordo che tentava in tutti i modi di farmi prendere d’invidia, tipo leggendomi le lettere che le sue amichette (immaginarie) le scrivevano (con la sua scrittura) per ricordarle quanto era bella e intelligente e simpatica. Mi ricordo perfettamente che un giorno mi chiamò fuori solo per dire con aria boriosa che era ormai troppo grande per giocare con me (stronza) e che lei non aveva più le bambole, e che quello che reggeva in mano era un bambino vero (ssì.).
E nonostante tutto le volevo bene, e continuavo comunque a perdonarle quel suo sadismo sfrenato nei miei confronti, che già allora mi provocava perplessità, più che invidia.
Le nostre strade si sono poi divise, e per anni ci siamo solo dette ciao se per caso ci incontravamo per le scale. E mentre le nostre madri si scambiavano consigli sulla coltivazione delle piante da vaso, noi non ci cacavamo proprio ignorando l’una l’esistenza dell’altra.

Fino a quando una domenica mattina, mentre studiavo letteratura italiana 1 (e per la precisione, Petrarca ), ho avuto l’onore di spiare involontariamente (ho origliato, lo confesso ) una conversazione che vedeva protagonisti la suddetta ragazza (ormai in età da marito), i suoi genitori e il suo FidanzatoPerfetto (tale Wurstel conosciuto alle riunioni del coro della chiesa, che sua madre aveva a suo tempo indicato a mia madre, con occhi a cuoricino, e frasi del tipo “peccato non abbia un fratello gemello da presentare a tua figlia”…già,peccato.), durante la quale si discuteva del futuro lavorativo di lei, e in particolare dell’ipotesi università, liquidata dal suddetto FidanzatoPerfetto con un “ma che devi fare, non sei cosa.” subito approvato dai genitori, e dopo poco anche da lei.

La mia singletudine allora non mi sembrò poi tanto male in confronto a quell’inferno che doveva essere il fidanzamento pre-matrimoniale.

Ma il bello deve ancora venire.
I due piccioncini si sono sposati.
(Del resto, come non sposare uno che pensa che tu sia una cerebrolesa incapace di intendere e di volere, e di frequentare una qualsiasi facoltà universitaria! E non ditemi che l’università non è per tutti, perché ci sono corsi di laurea, che anche il mio cane. Senza offesa per il mio cane, ovviamente.)
Dicevo, si sono sposati, in piena estate, lei aveva un vestito bianco pieno di pizzi e altre baggianate simili, che la faceva assomigliare a un MonteBianco (la torta), e un velo calato sul viso, già prima di scendere da casa, che non riusciva a nascondere l’espressione bovino-dopata da chi ha passato le sei ore precedenti a pettinare, arricciare, gonfiare, acconciare, tagliare, sistemare, agghindare capelli, ultimi neuroni rimasti, e chissà, peli pubici.
Sua madre si è curata di invitare mia madre ad attraversare il pianerottolo e andare a ficcanasare tra i regali (tipici pacchi da lista-nozze, tipo l’insalatiera swaroski e compagnia bella) ma non si è minimamente preoccupata di invitarla al matrimonio (per fortuna, aggiungerei).

Dopo il minimo sindacale di tempo (quei 9 mesi politici che ti trasformano in un palloncino umano che si gonfia, si gonfia, si gonfia, e non esplode mai) hanno sfornato un pargolo lagnoso, pannolinato, e ultracaccoso, che sarebbe anche carino, se solo si potesse levare l’audio, di tanto in tanto.
Lei me lo mostra super orgogliosa ogni qual volta ho l’enorme fortuna di incontrarla sul pianerottolo o sulle scale, e i suoi non fanno altro che chiedere a mia madre se ho un “fidanzato” (che è diverso da “ragazzo”, perché il “fidanzato” poi diventa “marito”, il “ragazzo” invece sporca inutilmente la tua carta dei peccati, rendendo irraggiungibile i regno dei cieli), quando mi laureo (leggi: quando sarò libera di prendere marito e generare prole, mandando a cacare tutte ste cose frivole letterarie che il pane a casa non lo portano) e quanti figli ho intenzione di fare (sia mai che ne faccio di più io, eh.)

Già.
E mentre mia madre glissa con abilità, io benedico il mio ciclo mestruale che mai mi tradisce (anche se alle volte è un gran burlone) e mi bullo in segreto della mia (inutile e non ancora raggiunta) laurea, dei quattro annetti in meno che mi autorizzano ancora a cazzeggiare, della mia repulsione quasi totale a pargoli e famigliole felici, della mia inettitudine e della mia FeliceImperfettaRelazioneADistanza.

postato da purple alle 22:59
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venerdì, 09 maggio 2008

[mmm]






un anno fa in bilico su un filo tentavamo equilibrismi euforici
ogni tanto rimanendo appesi nel vuoto
senza troppo sapere cosa sarebbe successo

c'erano i verdena, un anno fa :)

oggi ascolto gli afterhours in diretta da roma
oggi so per certo che tutti i lividi sulle ginocchia
erano prove tecniche di felicità
e che comunque vada
nessuno sa regalarmi capogiri rivoluzionari come

"è la complicità nel volo"
"ho questa foto di pura gioia"
"voglio scoparti fino a farti ridere"
"c'è qualcosa dentro di te
che è sbagliato e ci rende simili"

al telefono, intervallate da parole solo mie.

(e anche stasera spegnerò la luce ad un orario improbabile senza aver scritto quella stramaledetta relazione su scurati. e anche stasera mi sentirò sola in quel lettino scomodo, e penserò ad una di quelle sue adorabili espressioni che mi rendono la donna più stupidamente felice dell'universo.)

postato da purple alle 01:13
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mercoledì, 07 maggio 2008

[Wille]



Voce dolcissima prende per mano
l’ultimo dei tuoi più casti pensieri
e ricalcando i tuoi vecchi passi
lo riconduce a una notte passata
a camminare su scene perdute
a sezionare minuti e secondi
a spalancare stupiti gli occhietti
su verità che credevi sepolte

Voce che ordina, chiede, perdona
voce che piega, voce che impone
voce un po’ flebile, oppure rotonda
piena e decisa, voce che affonda
lega i pensieri, legge i tuoi sogni
ruba le voglie, e le asseconda
voce che crea modulate morgane
rauca imprigiona farfalle in campane.


Voce caldissima prende il potere
e inesorabile scorre il terreno
sotto i tuoi nudi increduli piedi
sotto il tuo corpo assopito e distratto
e indifferente sta muto il cielo
sui tuoi capelli sconvolti, sul fiato
su quella stoffa impalpabile oscena
sulla sua lingua sulla tua schiena

postato da purple alle 23:23
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lunedì, 05 maggio 2008

[All of me]

 





Esplode l’esigenza di scrivere e imbrattare tutte le superfici che mi circondano, quasi a esorcizzare un horror vacui che ho da sempre. Rimane fisso sul capezzale un “nulla si crea, tutto si distrugge” che nessuno può vedere, tranne me, e la promessa di farmi curare dal Dott. Huxley.
Sei a pagina 38 del mio manuale di psichiatria, inconcludente, sconclusionata, non esaustiva, mancante. Sei un’inetta, arranchi. Ti sei scritta sul viso “approfittatevi di me” e ora piangi. Vergognati.

Sto precipitando. Forse sto volando.
E adesso, da quale parte della ruota panoramica sono?

Sei splendida. Tu sei un genio, sai sempre come fare, sai sempre cosa dire. Sei anche bella, Manu. Sei fortunata, sei creativa, sei brava.

Sto volando, forse sto precipitando.

Non sono più brava a dormire, presa come sono dall’ennesima caccia al sogno.
Non sono più brava a sognare, presa dalla velocità del pensiero, dal tempo che corre ed è sempre troppo veloce, dall’energia, dalle molteplici strade, dalla potenzialità, dal bello, dal giallo.
Non sono più brava a gioire, presa dalla nostalgia del passato, dal dolore di vecchie ferite, dal rimescolarsi di defunti pixel secondari.

Dovresti lasciarmi.
Non lasciarmi mai, prenditi anche questo, assieme al resto, se vuoi.

Why not take all of me?



[Eterni ritorni]

L’eterno ritorno
dona loro, o Signore.


Del passato non ci si può liberare, checché ne dica Desi. Ritornano, ritornano tutti, a frotte, ti invadono la testa, di stupori, tutti quei punti interrogativi.
Come quando io dico “ma questa è dei fingerbang!” e mi ricordo a memoria le parole, o quando in macchina sentiamo per caso “sweet escape” e ripensiamo ad una storica giornata di sole e risate, e ad una storica donna, che un po’ ci manca.
Ritornano, se siamo sedute alla Scalunata e ci si chiede “sedetevi con noi” e beviamo 4bianchi alla menta, e mi perdo in quel verde sempre gentilmente offerto, sempre amorevolmente condiviso.
Ritornano in “ti dispiace se prima di tornare a casa facciamo un giro a mondello?”
ritornano in una serata quasi perfetta, quasi compleata, quasi old style.

(mentre le spiego da cosa sono ossessionata e perché, e anche lei dice le cose che so già, le splendide cose che pensate di me, “tu non lo faresti mai”)




[Boucherie]

Dopo due giorni di sonno senza sogni, ritorno a battiti regolari, testimonianza di ancora vita.
Mi rendo conto di essere ancora un corpo, con la pelle, i capelli, le vene che pulsano all’altezza delle tempie, il sangue caldissimo, i muscoli, le ossa, e tutto un casino dentro. Mi rendo conto di essere viva e avere un corpo a Pzza Garraffello mentre ballo in mezzo alla gente, ai cani, alle luci gialle, mentre il ritmo della musica si confonde con quello delle vene nella mia testa, mentre i pensieri si fanno languidi e lenti, finalmente, e non hanno troppa fretta di scappare.

Il tempo si annulla e vedo solo persone che sorridono, e non c’è niente di affilato. Niente di affilato, solo un 4bianchi radioattivo e una voglia assurda di vederti e abbracciarti e stringerti e stare con te senza pensare a niente.
E Desi che dice “Freaky è grazioso” ed Haenzel e Serje che ci seguono ovunque senza ribellarsi alla follia dei percorsi.



[Lunedì è il giorno delle streghe, Manju]

(credi in ciò che fai?)

Il lunedì è catartico, le dico, e riconosco quella voce, quel modo di ridere che avevo perso, che aveva perso, alle mie orecchie. Il punto è che non erano spariti loro, ero io che non mi trovavo.
La domanda giusta non era quindi “dove sono tutti?” ma “dove sono io?”

Il lunedì è catartico, ma anche la domenica notte, dopo una partita a jazz, dopo una telefonata surre-ale, di quelle in cui stai per dire qualcosa di crudele ma la dolcezza estrema di ferma, e ti disarma (disarm you with a smile)

Il lunedì arriva, con otto ore di latino con Chiara, ed è un inizio, da prendere con entusiasmo (non troppo, mi raccomanju), di cui apprezzare la fatica, dopo cena, con gli occhi stanchi, e un senso di futuro non necessariamente buio a cui aspirare.

Oggi vedo il sole e non chiudo le tende.
Questa volta non mi accecherà, e alla fine della giornata riuscirò a prendere sonno.

postato da purple alle 22:40
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lunedì, 28 aprile 2008

[electro-me]








PLAY!
buon lunedì mele marce
oggi inzio a studiare latino

che spongebob sia con me

postato da purple alle 11:34
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